28 Maggio 2009
I miei occhi sono nero carbone Lievemente
inclinati all'ingiù, di un colore abbastanza normale, e un paio di
lenti li aiutano a mettere a fuoco la realtà, perchè da soli non ce la
fanno. Occhi che non raccontano nulla, occhi nei quali non c'è scritta
nessuna storia, o almeno credo. Altrimenti, qualcuno mi spieghi perchè
non mi sono mai sentito dire qualcosa come... “Te lo leggo negli occhi”.
in un volto di neve
Bianco
come un cadavere, dicono, che a volte di addolcire le proprie parole
non se ne parla. Candido come quello di una anima pia con tanti peccati
da confessare, e tanti segreti che se si venissero a sapere lo
tingerebbero del rosso della vergogna. Qualcuno mi fermi, sto infilando
un errore dietro l'altro. Una follia dietro l'altra. Un peccato dietro
l'altro.
non capisco nè come o perchè
Debba
sempre succedere a me. O almeno, questo è quel che avrei detto fino a
qualche mese fa, quando qualcuno venne a dirmi, finalmente, che ho un
atteggiamento un po' troppo vittimistico. E allora correggo con “debba
sempre soffrire per te”. Un te che non ha un nome, un te generico, un
te che varia nel tempo con le solite domande a ronzarmi intorno.
so soltanto che son cieco di te
Al
punto da sbattere contro qualunque ostacolo e farmi più male. Al punto
che per non vedere ciò che succede, e continuare semplicemente a
sentire ciò che provo, mi lascio sotterrare. E mi contraddico da solo,
se è vero che metto gli occhiali per aiutarmi a vedere, quando sono io
stesso a non voler vedere. Mi ridurrò, infine, come Omero?
Le mie orecchie son le dita dei rami
Di
un salice piangente. Un albero che ispira sempre un qualcosa di magico,
ma al quale raramente ci si avvicina più di tanto. L'albero delle
emozioni, l'albero della poesia, e infine, l'albero simbolo della
tristezza. L'albero del pianto, o delle lacrime, come preferite. Le mie
dita sono i suoi rami, e il mio corpo ne è il fusto piegato dal peso
delle fronde, la mia testa.
che ora graffiano il cielo
Per
cercare vendetta, verso chi gli ha portato via una delle cose più belle
che avessero mai toccato. Per cercare un varco, salirci, e fare un giro
tra le nuvole... Con il sogno, per una volta, di guardare tutti
dall'altro in basso, senza più vedere gli occhi altezzosi di chi,
invece, mi guarda da un'altura eretta chissà quando, chissà dove e
chissà perchè.
non capisco nè come o perchè
Io
cerchi le risposte che già ho, e non cerchi di capire quello che non
so. E nemmeno perchè leggendo con passione delle storie di coraggio e
delle imprese più fantastiche, io sia diventato un timoroso cagnolino
in cerca di coccole, che pur dopo mille schiaffi, invece che ringhiare
e mordere, continua a fare gli occhi dolci ai suoi padroni.
so soltanto che son sordo di te
E
non sento tutto ciò che non venga da te. Chiudo le orecchie a chi tenta
di sturarmele, chiudo gli occhi a chi cerca di aprirmele. Mi trincero
dietro al silenzio, tanto dietro al mio, quanto dietro al tuo. Mi
faccio scudo di un silenzio che io possa riempire con le parole più
comode, o maledire leggendovi le verità più dolorose. Il silenzio è la
mia fantasia.
Non ci sarò quando verrai a cercarmi nel sole che la tua vita non è la mia io sarò già andato via Le mie labbra sono sassi di fiume che sorridono al gelo non capisco nè come o perchè so soltanto che son muto di te E ho una rossa carota per naso presa in terra al mercato non capisco nè come o perchè ma mi manca il profumo di te Non ci sarò quando verrai a cercarmi nel sole che la tua vita non è la mia io sarò già andato via Dal mio viso che il ghiaccio ha fermato in un solo pensiero mentre io non capisco nè come o perchè tu capisci che son pazzo di te Non ci sarò quando verrai a cercarmi nel sole che la tua vita non è la mia io sarò già andato via
12 Maggio 2009
Nell'acqua che scorre, si accumulano sempre dei detriti. A poco a poco, granello dopo granello, l'acqua può addirittura deviare il proprio corso. Se si
è fortunati. Ben diverso è quando invece, rifiuto dopo rifiuto, l'acqua
si crea da sola una propria diga. Siamo abituati a pensare alla diga
come ad un qualcosa di artificiale, di innaturale, qualcosa di non
necessario in natura se non all'uomo... Una bruttura, un ostacolo per
il naturale corso degli eventi. Oppure, uno strumento necessario alla
nostra sopravvivenza, un indice di progresso, un simbolo di cultura e
di superiorità nei confronti del creato. Ma, a conti fatti, chi si
ferma a pensare alla funzione di una diga? L'acqua ha una forza
spaventosa. Che la diga sia naturale o artificiale, la sua funzione è
quella di frenarne l'impeto il più possibile di modo che quell'energia
distruttiva possa essere sfruttata in altri modi. Però, la diga non è
altro che un tappo. Ed è veramente brutto portarsi un tappo dentro
l'anima. Io sinceramente non so dire quando sia cominciata. Non so quando io
abbia iniziato ad accumulare i granelli, sempre che si tratti di una
diga naturale. Non ho prove per escludere il contrario. Eppure al
momento mi sento tappato. Mi sento come l'acqua che scorre soltanto per
andarsi a schiantare contro un muro e rimanere lì, stagnante, senza vie
d'uscita e senza percorsi alternativi. Resto lì, a bagnarmi dentro me
stesso lungo un muro che ho creato, volontariamente o no, io. E giorno
dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo,
nuova acqua arriva a farmi compagnia. E a farmi sentire il peso di
altri sprechi. Allora guardo il fondo con lo stesso spirito con cui
guardo il cielo. Li vedo uniti. Arrivo anche a sognare una diga dentro
al cuore. La osservo, è veramente enorme. Però è strana, sembra fatta di detriti
tanto quanto di cemento. C'è una collaborazione di natura e uomo che mi
inquieta, non capisco perchè io abbia dovuto collaborare con il mondo
per erigere quel muro. E' grigia, e non mi è mai piaciuto il grigio.
Sembra insormontabile, una sfida che non posso vincere, e la cosa mi
irrita non poco. Però nel sogno non sono l'acqua, no, sono dall'altra
parte... La tasto, e grido all'acqua di farsi forza, che gli darò una
mano e la tirerò fuori da lì. Perchè voglio salvare me stesso? Non so
nemmeno da che cosa io debba salvarmi... Però me lo chiedo quando mi
sveglio, mai quando sto sognando. Nel sogno sono deciso a farlo,
continuo a scrutare ogni angolo, ogni centimetro alla ricerca di una
crepa anche minuscola. Poi, finalmente, lo vedo. C'è un tappo, piccolissimo. Probabilmente tiene su tutta la
costruzione, in pieno centro ad essa, nonostante sia così invisibile
confronto a tutto il resto. Se tolgo quel tappo, forse l'acqua riuscirà
a forzare la barriera e a distruggerla con la sua forza. Che poi è la
mia. Sì, devo fare così. Lo so che è un sogno, e so anche che è il mio
sogno. Quindi decido arbitrariamente di volare, fin lassù. E' davanti a
me, un tappo così misero che causa tutto ciò. Ma chi lo ha messo lì? Lo
tocco con la mano... E riconosco il mio stesso calore... L'ho messo io?
Ma perchè? No... Non ci credo... Mi rifiuto di crederci... E se anche
fosse, ora non lo voglio più. Sconfesserò me stesso se necessario.
Stringo più forte la presa... Tolgo il tappo... E mentre lo tiro via,
l'immagine di un volto di donna mi investe. Cado giù, finisco sul fondo dove una volta c'era il fiume... Sento la
terra tremare, e vedo il muro piano piano crollare. L'acqua mi travolge
insieme ai detriti, al cemento, e alle rocce. Qualcosa mi colpisce
anche, e inizio a sanguinare. Ho liberato una forza della quale adesso
ho perfino terrore... Mi sembra di non farcela... Vorrei chiudere gli
occhi, ma sono già chiusi, o non starei sognando... Finchè tutto si
tinge di nero... Pochi secondi, e sono di nuovo acqua. Il fiume è
tornato a scorrere con la stessa calma di prima. Cos'è cambiato? Che
non mi fermo più contro una parete. Ma arrivo al mare che ho sempre
sognato, e lì, finisco col dissolvermi...
I'm at home where my coat's hanging, I'm a shepherd of raising sun I believe and trust in my land, I control, I am in charge of Everyones future, red button is mine Miss the times when I was roaring in the center of all mankind I said how they should live your life, I controlled, I was in charge, now I think the red storm will rise and destroy us all. Heat in the center, destruction preventer If you release one, you release 'em all You can't defend Her, kneel down and surrender Your end is at hand, if they blow If you go and have their way now, you will never have your choice Catch a breath of air in your lungs, it might be your never get to do it again because this, now this is the end Yesterday I saw a light, moving fast across the sky Now I see a glow, left and right, Stars are falling down tonight, I fear... And the pouring rain, eating my green grass, leaving a stain Never healing back to be the same Now tell me who won here tonight The price, of winning worthless fight We'll make the same mistakes again Unless, this is truly the end Heat in the center, destruction preventer If you release one, you release 'em all You can't defend Her, kneel down and surrender Your end is at hand, if they blow
08 Agosto 2008
Bene, da domani questo è quel che prevede la mia vita.
Sabato: sveglia alle 07.30, lavoro tra le 9.15-13.15, torno a casa per 14.30, studio fino alle 18.00-18.30, cucino, ceno, verso le 20.00 vado a pulire (da solo) 2 piani di agenzia.
Domenica: sveglia alle 9.00, studio fino alle 11.30-12.00, cucino, pranzo, lavoro tra le 14.15 e le 18.15, torno a casa per le 19.00, cucino, ceno, studio fino alle 21.00-22.00
Lunedì/Martedì: sveglia alle 9.00, spesa, studio fino alle 11.30-12.00, cucino, pranzo, pulisco, studio fino alle 18.00-18.30, cucino, ceno, vado a pulire l'agenzia.
Mercoledì/Giovedì/Venerdì: sveglia alle 8.00, spesa alla veloce, prendo il bus alle 9.15, lavoro tra le 10.30 e le 14.30, torno a casa verso le 15.30, studio fino alle 18.00-18.30, cucino, ceno, vado a pulire l'agenzia. In teoria dovrei studiare anche quando torno.
Dimenticavo, in tutto ciò oltre a studiare dovrei preparare la tesi. Io mi arrendo.
28 Luglio 2008
La volontà di essere qualcuno è forse una delle principali leve che muove tutta la mia esistenza, e senza dubbio la più controversa per alcuni
punti di vista. Non è facile per me restare nell'anonimato, e anche
quelle poche volte che decido volontariamente di restarci un po' di
tempo credo che sia semplicemente per fare in modo che qualcuno me ne
tiri fuori in qualche modo. Una voglia di esclamare "Toh, c'è una
persona per la quale sono una persona". L'anonimato è il regno della
personalità annullata, dei gesti sempre uguali, dei contorni netti che
non ti lasciano spazio, della noia, della perdita della speranza. E' il
regno della prigionia per ogni spirito libero, e io che piuttosto che
sentirmi in gabbia contemplerei la morte, non riesco a vedere per me un
futuro grigio, senza infamia e senza lode. Forse tutto ciò si può parafrasare con esibizionismo, protagonismo, non
saprei. Due parole che nel senso comune sono viste abbastanza in
maniera fastidiosa, e non mi dispiace dipingermele addosso giorno per
giorno, in fondo sto cercando semplicemente di vivere secondo alcuni
semplici principi di base tra i quali il primo è "diventa importante".
L'importanza, già. Buffo pensare a come questa parola possa avere mille
interpretazioni a seconda del contesto, ma per la maggior parte della
gente ci sono solo due strade per appropriarsi di quella definizione:
la fama e l'amore. E io indubbiamente ho fatto sogni intorno a entrambe
le vie, sogni anche ricorrenti, tormentato da questa voglia di non
essere "uno dei tanti". Mi sono ritrovato a sognare spesso, per esempio, di essere un portiere
fenomenale tenuto nascosto all'opinione pubblica, che in una
importantissima partita casalinga del Milan (cuore rossonero,
nonostante tutto) deve sostituire un acciaccato Abbiati (io stravedo
per lui, abbiate pazienza). Entro in campo, do il meglio di me, salvo
la porta svariate volte e alla fine si porta a casa una vittoria
all'ultimo minuto che vale una stagione intera. O come dimenticare le
volte in cui mentre pedalavo per le strade di Settimo mi sono creduto
il Pantani o il Cunego di turno, facendo nella mia testa delle gare con
avversari invisibili nelle quali fino all'ultimo i cronisti dicevano "è
in crisi, oggi non va proprio" e poi sulla salita più dura tiravo fuori
la gemma sportiva del millennio. Senza tralasciare il sogno di portare
una squadra dilettantistica, la MIA squadra nonostante ciò che mi ha
fatto nel passato, fino in Serie A a suon di gol capolavoro, per
trovarmi poi davanti l'offerta multi-milionaria del Milan e dichiarare
davanti ai giornalisti pressanti: "Io da Settimo non mi muovo, sono
tifoso del Milan da sempre ma questa è la mia squadra e questo paese è
la mia vita". Questo non mi rende molto diverso da tanti bambini con
spirito d'emulazione, ma la particolarità di cui vorrei vantarmi un po'
è che la parte più bella di questi sogni non è mai la vittoria o
l'impresa in sè. E' la dichiarazione successiva, è il pensare a come
reagirebbero da casa nel vedermi le persone che un tempo mi hanno
conosciuto e snobbato, è l'immaginarmi una ragazza a me molto cara
innamorarsi di me per ciò che dimostro di essere anche davanti ad un
po' di telecamere. Mi vanto dell'umiltà che non mi abbandona mai,
nemmeno nei sogni. Per amore, poi, la mia mente ha creato storie anche più eclatanti. Su
tutte, salvare la vita a colei che amo ma che non ne è a conoscenza. Un
sogno concentrato in una scena di pochi secondi, un auto impazzita che
arriva a tutta velocità verso di lei, un'inquadratura sfocata del suo
corpo messo in ombra dal nitidissimo dettaglio del cofano che arriva, e
improvvisamente un ragazzo che salta per stringerla tra le braccia e
fare in modo di essere investito al suo posto, trovando anche la forza
di atterrare sulla propria schiena, così che lei non riporti il minimo
danno. Per finire poi col dirle, mentre la scena si dissolve: "scusa,
non volevo abbracciarti" nel più totale imbarazzo prima di perdere i
sensi e svegliarsi con un sorriso amaro. Ma c'è anche il sacrificio,
come quando penso ad alcuni bulli che vogliono godere della sua
bellezza senza preoccuparsi dei suoi rifiuti. E' bello arrivare alle
spalle, con un'entrata a effetto, e sentire uno di quei bulli che dice
"unisciti a noi, lo sappiamo che sei innamorato di lei. E' la tua
occasione". E' bello guardarmi mentre lentamente mi avvicino al suo
viso spaventato, come se effettivamente volessi approfittarne, per poi
porgerle la giacca e farla coprire mentre io decido di vedermela con i
bulli dandole modo di scappare via. Solitamente non arrivo al finale,
quello che mi interessa anche nell'inconscio non è provare di essere il
migliore, nè di vincere chissà quale guerra. Mi interessa colpire al
cuore di qualcuno, in un modo o nell'altro. Non mi viene voglia di provare a fare "analizzare" questi sogni, a me
sembrano talmente chiari nella loro lucida stranezza. Io sono tutto
ciò, desideri che mi bruciano a 360° fino anche alla crudeltà nel
dipingere scene drammatiche per una persona che amo. Già, sono sogni
che si sono ripetuti nel tempo mutando la protagonista femminile a
seconda di chi stava monopolizzando la mia vita, i miei pensieri. Ora,
la domanda è: perchè a turno c'è sempre qualcuno che riesce a
catalizzarmi su di sè? Beh, la risposta mi sembra sia la controversia
di cui ho accennato proprio all'inizio di questa mia riflessione. La
voglia di essere qualcuno sa giocarti brutti scherzi quando non sei in
grado di controllarti, perchè ti fa scegliere in maniera frettolosa un
bersaglio da colpire e mettendoti in testa di volerlo colpire a tutti i
costi. Il più delle volte negli anni gran parte dei miei "mali" è nata
proprio da questi colpi andati a vuoto se non addirittura rimbalzati
contro una parete per ferire me. E oggi che con un po' di calma ho
cercato di tirar fuori questa parte di me, è difficile fermarmi,
soprattutto dopo alcuni giorni vissuti con lo stomaco in subbuglio per
la rinata voglia di amare. C'è qualcosa che non mi fa dormire, c'è
qualcosa che non mi lascia respiro. E' un vorrei, sono dodici vorrei.
Vorrei essere fonte di uno sguardo che da solo basti a darti il buonumore Vorrei essere la tua risata più bella Vorrei essere l'allegria sulla tua bocca Vorrei essere il sorriso quando all'improvviso mi affaccio nella tua mente Vorrei essere quel qualcosa di speciale che ha cambiato per un po' i
tuoi giorni e di cui non pensi riusciresti a fare a meno ora Vorrei essere il valore aggiunto a quelle ore in cui prima non stavi male ma da quando ci sono io stai molto meglio Vorrei essere un messaggio da mandare quando ti va Vorrei essere una ventata di aria fresca Vorrei essere l'atmosfera che cambia quel che pensi di una città Vorrei essere tra le novità più belle che la tua mente ricordi Vorrei essere me, perchè senza di te sarei sempre e solo una frazione Vorrei essere la freccia che ti colpisce al cuore per dargli il sollievo che meriti.
E per questo viaggio nella fantasia, c'è solo un finale possibile: un
pallone che arriva in primo piano, uno scarpino che lo stoppa,
l'inquadratura che pian piano sale, e tu che arrivi verso di me già con
il sorriso. Non mi interessa immaginare il seguito, perchè il seguito
vorrei semplicemente viverlo. Kaze ga yoseta kotoba ni Oyoida kokoro Kumo ga hakobu ashita ni Hazunda koe Tsuki ga yureru kagami ni Furueta kokoro Hoshi ga nagare, koboreta Yawarakai namida Suteki da ne Futari te o tori aruketa nara Ikitai yo Kimi no machi, ie, ude no naka Sono mune Karada azuke Yoi ni magire Yume miru Kaze wa tomari; kotoba wa Yasashii maboroshi Kumo wa yabure; ashita wa Tooku no koe Tsuki ga nijimu kagami o Nagareta kokoro Hoshi ga yurete, koboreta Kakusenai namida Suteki da ne Futari te o tori aruketa nara Ikitai yo Kimi no machi, ie, ude no naka Sono kao Sotto furete Asa ni tokeru Yume miru
22 Luglio 2008
Sono tante le cose in cui, nel bene o nel male, credo. Tra queste, credo che tutto quello che mi porto dentro e che spesso mi lascia un senso di amarezza, di insoddisfazione o di incompletezza nasca dalla mia pelle. Intendiamoci, non si parla di questioni razziali, di colori o di etnia. Per spiegare meglio cosa intendo, farò l'esempio di un pesce.
Un pesce con delle squame che variano tra il rossiccio non troppo acceso e una porpora non troppo spenta, di grandezza mediocre e non troppo abile a cacciare le sue prede perchè presto ha deciso che la guida dei suoi genitori nel campo non era abbastanza utile, senza prima appurare se fosse miglior maestro lui per sè stesso. Un pesce molto sensibile, senza dubbio, difficilmente nell'oceano si trovano pesci altrettanto sensibili. Ecco, l'oceano.
Nell'oceano, la sua colorazione non troppo evidente viene ugualmente notata, è un segno distntivo di non-appartenenza al banco. Badate bene, non è uno di quelli che dicono di non appartenere al banco, ossia a quel gruppo di pesci che sostengono esattamente la stessa cosa. Non appartiene al banco perchè semplicemente quando è in mezzo a loro i suoi colori non sono abbastanza accesi, e lui vorrebbe starci ma dopo poco capisce comunque che non è possibile, ne esce per un po' chiedendosi quando fisiologicamente ci dovrà tornare.
Nel frattempo però decide di esplorare, in fondo l'oceano non è l'unica distesa d'acqua della terra. Perchè non provare qualche fiume? I pesci di fiume solitamente hanno colorazioni molto differenti da quelli dell'oceano, ed essendo fortemente elitari e territoriali difficilmente accettano chi viene da acque sconosciute. Per loro vivere tra inquinamento, rifiuti, correnti fortissime, rocce e ami di pescatori improvvisati non è facile, hanno dovuto imparare a farsi forza nel tempo e per questo sono attratti unicamente da chi sa essere "forte" come loro. Essere un pesce di fiume vuol dire essere un pesce maturo, grande. Essere un pesce d'oceano, ai loro occhi, è essere ancora alle prime armi e privi di qualunque arte di caccia o sopravvivenza. Il nostro pesce però è uno che impara in fretta, che si adatta e che un po' di forza qualche volta riesce a tirarla fuori. Ma più spesso ha momenti di sconforto, di crolli emotivi, e per questo perde in fretta la stima di un pesce di fiume. E' evidente che nemmeno questo sia il suo habitat. Perchè non provare i laghi?
I pesci di lago sono il banco superiore, la cerchia chiusa per eccellenza. Sono coloro che nuotano verso gli anfratti più sconosciuti di un territorio che conoscono solo in maniera limitata, del resto quando ti concentri solo su un ambito è impossibile seguire anche gli altri allo stesso modo. Sono i pesci diversi per eccellenza, con le combinazioni cromatiche più strane e azzardate per le quali non devono nemmeno giustificarsi, tanto troveranno sempre qualche altro pesce pronto ad elogiarne l'originalità e il dono ricevuto da madre natura. Sono i pesci che se circondati da 50 ami rossi e 2 gialli della stessa forma, sicuramente andranno ad abboccare a quello giallo perchè è molto migliore di quello rosso. La forma è uguale, ma con boccheggiate audaci e incomprensibili tenteranno di spiegare la superiorità di un colore rispetto a un altro semplicemente perchè uno è meno diffuso. Nei laghi, il nostro pesciolino, non potrebbe mai starci, lui che conosce solo gli ami rossi, i territori che più o meno hanno esplorato tutti e che ha delle squame troppo semplici.
E così, il nostro pesce ritorna nell'oceano, un oceano grande che sembra sempre troppo stretto, ma sempre con un occhio di riguardo per i fiumi che ci confluiscono. Si alterna continuamente tra le correnti dell'uno e dell'altro, senza trovare mai la sua precisa collocazione, e anzi sognando di creare con qualche spruzzo d'acqua ogni giorno il proprio angolo di mare in cui vivere serenamente.
E tu, in quali acque pensi di nuotare?
Frozen and broken Don't know where you're going Losing your identity You're so caught up in hiding But everybody sees You're never gonna feel You're never gonna heal You're never gonna know what's fake or real 'Til you know who you are You're lying to your face And running in a race You're never gonna win 'til you find your place And you know who you are You're crawling and falling But no one hears you calling When you're in a world of glass 'Til your bubble bursts And the true you's first You're always coming last You're never gonna feel You're never gonna heal You're never gonna know what's fake or real 'Til you know who you are You're lying to your face And running in a race You're never gonna win 'til you find your place And you know who you are You take yourself apart To medicate your pain Why is it so hard To believe in you again
avanti > |